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Luce e Ombra
La raccolta maler 2.jpg

SALAMANDRA

(Parole: M. Andreoli_Musica: M.Andreoli/G. Di Maria)

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Inverno mi ha portato
In dono occhi d’argento
Io non sono mai stato
Io divento


Non scelgo, sono scelto
L'eternità è soltanto
La porta che io varco
Quando ardo


Sul baratro stellato
Il cabiro piumato
Soffia nella pietra
Caldo fiato


Muta ciò che è certo
Si sprofonda il fondo
Cado nel tuo vuoto
Capovolto


E di cerchio in cerchio
Scendo fino a te
Là nella penombra
Che gorgoglia argilla


È qui che sono nato
Tra calami di fuoco
Dove piove vino
E ha voce il tuono


Poi mi son perduto
Nel mondo di vetro
Dietro la finestra
Il tuo segreto


Sono io che sogno
O tu che sogni me?
Nello specchio infranto
Che barbaglia mirra


Salamandra
Il sole è sottoterra
Di barlumi d’oro
Brillerà la cenere


Salamandra
Il sole quando torna?
Si avvicina il gelo
Ma nelle tue tenebre

​

Buio svela, luce cela
Se mi abbaglia non rivela


Il vento si è fermato
Negli occhi un lampo opaco
Tra sciami di spine
Sono cieco


Nel ventre del tempo
Non ha torto il corvo
Sa che ti ho tradita
E non ho pianto


Ora vivo solo per bruciare in te
Nel caleidoscopio delle tue pupille
La mia ombra...


Salamandra
Il sole è sottoterra
E il mio cuore puro
Che diventa polvere


Salamandra
Il sole non ritorna
Si allontana il cielo
Splende la caligine


Incandescenti di incanti le cose
L'alba è vapore d'ambra e corallo
In fiamme il velo che illude il dolore
Notte custode di ogni miraggio


Non è candore che regge il tuo regno
Siamo falene sul fiume del sogno


Salamandra
Il sole è sottoterra
Di barlumi d’oro
Brillerà la cenere


Salamandra
Il sole quando torna?
Si avvicina il gelo
E nelle tue tenebre
Sono solo

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COSA RIMANE DEL PRIMO AMORE

(Parole: M. Andreoli - Musica: M. Andreoli/G. Di Maria)

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Egli aveva per stella cometa

Una foto sbiadita, il ricordo di lei

La promessa che a guerra finita

Sarebbe fiorita la vita, ma poi

 

Lungo il viaggio per tornare a casa

Si accorse che il mondo non era più lì

E non c’era più strada, né sposa

Solo vento che spazza ogni cosa

 

Lei lo aveva creduto sepolto

Per sempre in un campo di neve laggiù

Dopo il pianto concesse ad un altro

Tutto il disincanto della gioventù

 

E sembrava persino felice

Fra calze velate e foulard di satin

La isolava da sé una parete

Fatta d’ombra e speranze fuggite

 

Cosa rimane del primo amore?

Tutto rimane, non finirà

Nelle vetrine dell’illusione

Tra le rovine della realtà

 

Immaginarlo, farne miraggio

O custodirlo come un gioiello

Senza indossarlo per non svelarlo

A quel macello che è la realtà

 

E passarono nuvole e inverni

Finché un pomeriggio alla sala da tè

Il destino li mise davanti

Con gli occhi negli occhi però accadde che

 

Pur specchiandosi l’una nell’altro

Non si riconobbero e finì così

L’Universo svanì in quell’istante

Ma nessuno dei due lo rincorse

 

Cosa rimane del primo amore?

Niente rimane, diventerà

Fiore sublime, gemma del cuore

Sogno che muore quando è realtà

 

Cosa rimane del primo amore?

Quel che rimane, non basterà

A riparare dalle intemperie

Tra le macerie della realtà

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LA PERDUTA

​​​​(Parole: M. Andreoli - Musica: M. Andreoli/G. Di Maria)

Nel patio di Talita c’è il pozzo della serpe
Nel patio di Talita c’è un cane che non dorme
E voci nella pietra e lumi di fiammelle
E sull’acqua che scorre fantasmi di foschia

Nel patio di Talita ci sono quattro porte
E bambole di iuta tra i fiori della febbre
Nel patio di Talita da un ramo d’ombra pende
Un’altalena vuota che dondola la sorte

Ora Talita sta sognando
Veste di bianco ma non sposa me
E’ innamorata del suo mondo
Dicono di lei che sia

Perduta
Nella fiamma incantata di una lucerna cieca
Cacciata via dalla realtà
Perduta
Ma io che l’ho aspettata per tutta la mia vita
Vi dico che Talita è astuta

Nel patio c’è Talita,si pettina i capelli
Con lacrime d’ortica e ride di noi folli
Che accumuliamo specchi e ci bendiamo gli occhi
Per non vedere abissi, per annegarci altri

Lei bacia il buio sulla bocca
Beve la pioggia che la porterà
Dove la notte è una civetta
Dicono di lei…

Perduta
Nella fiamma incantata di una lucerna cieca
Cacciata via dalla realtà
Perduta
Un dio l’ha imprigionata in una fiaba inquieta
E mai più la risveglierà

Talita
Io so che sei tornata e tieni fra le dita
Le ali di una verità perduta

Intanto l’alba brucia la terra si è oscurata
E dicono di te Perduta

Sullo stelo del giglio
Farà la tela il ragno
E chi va incontro al sogno
Nel sogno svanirà
In fila va cantando
La folla senza volto

Intanto l’alba brucia
La terra è spaventata
Ma tutti dicono di lei Perduta

E l’hanno vista disperdere al sole
Nere manciate di semi di neve
E l’hanno vista nei boschi allattare
Lupi venuti dai monti del male

E l’hanno vista nel fiume annegare
Prima che il fiume annegasse le rive
E l’hanno vista dal nulla apparire
E l’hanno vista e non sanno vedere

Perduta
Nella fiamma incantata di una lucerna cieca
Cacciata via dalla realtà
Perduta
Un dio l’ha imprigionata in una fiaba inquieta
E mai più la risveglierà

Talita
Io so che sei tornata e tieni fra le dita
Le ali di una verità
Perduta
Intanto l’alba brucia la terra si è oscurata

Però qui dicono di lei...​

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BARRIO DELL'ALBA INCERTA

(Parole:M. Andreoli
Musica: M. Andreoli/G. Di Maria)

Io voglio bene a un’ombra che non ha mai dimora
Che viene verso sera e soffia sulla pena
Le porcherie del cuore e di calda saliva
Disseta il mio dolore, è lei la Redentora

Lei sa che in ogni uomo ci sono due metà
La faccia che uno indossa e il viaggio che uno ha
E in fondo all’illusione nessuno mi amerà
Allora il mio piacere vale la sua santità

Jolanda la puta scalza
Stanotte mi porterà
Nel barrio dell’alba incerta
Nel sogno che sognerà

Jolanda la puta è salva
Ha scelto malinconia
Jolanda non si spaventa
Se il sole se ne va via
Se non è mia

In calle d’Algeciras Celeste l’indovina
Setaccia il buio e giura che amore si avvicina
E Antonia la gallega ha steso su una stuoia
Le spine di una rosa: vedrà chi mi avvelena

L’oracolo è sincero,ma non la verità
Di vero c’è il mistero che tutti avvolge già
Jolanda queste cose le sa e baratterà
Gli altari con le alcove,non altrove,adesso,qua

Jolanda la puta scalza
Stanotte mi porterà
Nel barrio dell’alba incerta
Nel sogno che sognerà

Jolanda la puta canta
E il corpo è la sua allegria
Jolanda è nella mia stanza
Domani se ne andrà via
Ma intanto è mia

Addomesticami tra le tue dune
Lasciami smarrire lungo rive di sale, attendimi
Riparami da me con le mani e la memoria
Lava via la sete, bagnami

L’oracolo è sincero, ma non la verità
Di vero c’è il mistero che tutti avvolge già
Jolanda queste cose le sa e baratterà
Gli altari con le alcove

Jolanda la puta scalza
Jolanda la puta è salva
Jolanda la puta canta
Jolanda puttana mia
Viene e va via​

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LE FONTI

(Parole: M. Andreoli - Musica: M. Andreoli/G. Di Maria)

Vieni stasera alle fonti e non ti scordare
Tutto il teatro del cuore, non dimenticare
Che passa solo una volta la luna dal grido grande
La madreperla che ride, l’ argento che piange

Tu che credevi silenzio il segreto d’amore
Ascolta adesso la voglia di dire il suo nome
Scaldati al senso del fuoco che benedice il tuo vuoto
E non domandare…

In queste fonti pulite specchio la tenebra mia
Arrivo in fondo alla sete e lascio che sia

Vieni stasera alle fonti e porta il tuo mare
La trasparenza che accoglie il mio bene e il mio male
Se passa solo una volta la luna dal grido grande
Voglio assaggiarne il sorriso nel miele che splende

Io che credevo ammaestrato il mistero d’amore
Ora nel buio già cedo alla febbre che invade
Come una Sfinge il mio sangue e nell’ abisso lo tinge
Lo fa tremare…

In queste fonti pulite specchio la tenebra mia
Arrivo in fondo alla sete e lascio che sia

Se passa solo una volta la luna sull’orizzonte
Le ruberemo il vestito nell’oro che accende

In queste fonti pulite specchio la tenebra mia
Arrivo in fondo alla sete e lascio che sia.

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LA STRADA CHE SAI

(Parole: M. Andreoli - Musica: M. Andreoli/G. Di Maria)

Il fiume accende le sue luci a primavera
Cosa ci porta e chi lo sa quant’è sincera
Lo sa il mio corpo che s’innamora
In questa notte piena di luna

Lo sai tu, amore, che ti vesti di allegria
E indossi un fiore se vuoi dirmi che sei mia
E mi fai fiero e mi fai uomo
Un po’ più vero nel tuo profumo

E il vino scende e fa di noi quel che ci piace
Di farci fare quando il cuore ha così sete
Ti guardo bere, suona l’ orchestra
Ma c’è un paese a questa festa

E allora scivolo più in là dal tuo sorriso
Alla radura delle viole c’è un sentiero
Tu sai già l’ora,la riva, il posto
Dove se t’amo è di nascosto

Via dalle chiacchiere, la scia di lucciole
Poi gira all’ albero dell’ inquietudine

Ti aspetterò lungo la strada che sai
Ti aspetterò lungo la strada, verrai

E c’è da morderla così la prima mela
Giungere al torsolo, volerne ancora
Che non rimanga qui sulla bocca
Bugia degli altri, favola sciocca

Ma sulla pelle lampi carichi d’assedio
E i tuoi sonagli che tintinnano nel buio
Sulle tue labbra di rosaspina
C’è un’acqua fresca, sa di fortuna

Via dalle chiacchiere, la scia di lucciole
Poi chiedi all’ angelo della vertigine

Ti aspetterò lungo la strada che sai
Ti aspetterò lungo la strada, verrai

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MUTAMENTO
(Parole: M. Andreoli - Musica: M. Andreoli/G. Di Maria)

Ascoltami straniero
E’ giunta l’ora della Muda
Allora suona per me solo
La canzone della luna

E quando arriverà la barca
Dell’arcangelo boemo
Versa il vino che addormenta
Andrò tanto lontano

Perchè così è scritto
Nel diario del mio doppio
Al paese di Nigredo
Ciò che ero sarà avvolto

In un lenzuolo e io dall’alto
Mi vedrò tornare fango
Cigno nero e cigno bianco
In volo nel tramonto

Piove argento
D’oro il sole

Tempo di mutamento
Tempo di mutamento
Questo mi è stato detto
“Trovati, perditi”

Tempo di mutamento
Quello che è sopra è sotto
Quello che è fuori è dentro

E per Mercurio Re
Le due metà nel tre
Il quattro chiama a sè
E mutamento è

Sarà una notte lunga
Senza stelle messaggere
L’universo è fuoco e ombra
La mia strada creta e neve

A chi va per la via stretta
Non è dato mai sapere
Quanto durerà la lotta
Tra Oscurità e Potere

Ma se è vero il sogno
Che ho sentito raccontare
Giungerò dal mio gemello
Che è Signore del Reame

Dove l’alba arrossa i frutti
E la druda del mio cuore
Avrà l’anima negli occhi
Deciderà il mio nome

Piove sole

Tempo di mutamento
Tempo di mutamento
Questo mi è stato detto
“Trovati, perditi”

Tempo di mutamento
Quello che è sopra è sotto
Quello che è fuori è dentro

E per Mercurio Re
Le due metà nel tre
Il quattro chiama a sè
E mutamento è

Gira, gira
Sfera delle forme
Nello specchio
Cambiano sembianze
E’ di un altro il volto
Che ho di fronte
Lode a questo
Tempo grande

Tempo di mutamento
Tempo di mutamento
Questo mi è stato detto
“Trovati, perditi”

Tempo di mutamento
Quello che è sopra è sotto
Quello che è fuori è dentro
E non ha fine mai

 

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SVANIRA'

(Parole: M. Andreoli – Musica: M. Andreoli/G. Di Maria)

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Questa è una lettera

Che non ti ho scritto mai

Sai ti volevo

Parlare di chi

 

Consola già da un po’

Le notti perfide

Quando le ombre

Mi trovano qui

 

Lei non le scaccia

Però mi abbraccia

Mi vuole bene così

 

A volte aggiusta

La mia cravatta

Beve con me un elisir

 

Mi piace vivere

Con Madame Manga Bell

Moglie di un principe

Del Camerun

 

Non lo sopporta più

Ama soltanto me

Ma non temere

Vedrai, prima o poi

Tutto sprofonda

Diventa nebbia

Nello sfacelo

Di un sogno che

 

Svanirà, finirà

Come ogni rosa che sfioro

Sì, ma sarà

Questo il mio capolavoro

Ti salverà

La mia disfatta, lo giuro

Libererà te dall’inferno

Darò me in cambio

 

E Madame Manga Bell

Non capirà perché

 

D’un tratto non avrò

Baci per lei

 

Debito d’anima

Dice la Cabala

Che se mi perdo

Ti ritroverai

 

Pagherò il conto

Andando a fondo

E ogni tua infelicità

 

Svanirà, finirà

Perché l’amore è un mistero

E poi, chissà, forse guarirai davvero

La verità da qui noi non la vediamo

Vado di là, scordami spesso

Specie al tramonto

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LA NEVE DI SZVABY

(Parole: M. Andreoli - Musica: M. Andreoli/G. Di Maria)

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Ti racconto di lei

Che rapì i giorni miei

Sai, la chiamavano

Euphemia Nikic

 

Ma chi fosse lei

Non l'ho capito mai

Seppi soltanto 

Caderle ai piedi

 

Nel tintinnio

Dei suoi monili

Andò in frantumi

Ogni memoria di me

 

Lo so io

Quanto m'illusi

 

Se non mi credi

 

Chiedi alla neve di Szvaby

Che vide i miei sogni

Impigliarsi tra i rami

Beccati dai corvi 

Mangiati dai cani 

Traditi a silenzi

Dall'amore mio 

 

La baciai, mi baciò 

Una sera però 

C'era bufera 

Nei suoi pensieri

 

E senza un perché 

Mi derubò di sé

Disse: "Appartengo

Ai miei desideri"

 

Gli occhi di Dio

Erano chiusi

Quando mi arresi

Casa mia 

Era l'osteria

 

E fu oblio

D'alcool a fiumi

 

Tu cosa bevi?


Chiedi alla neve di Szvaby

Che ascolta le storie

Dei morti e dei vivi

Custode di tutti

I più neri sospiri

Lei sola sa quanto 

Amai l'amore mio

 

Il mondo è ghiaccio

Io solo un pagliaccio

 

Disteso sul manto bianco

Guardavo in alto

Oltre le stelle

Fredde davanti

Al mio sgomento

 

Lampo!

In un momento

Il cielo è spento

Nel buio immenso

Andavo dritto 

All'altro mondo

 

Allora sì 

Fu chiaro che

Su questa terra 

Un barlume di vero

Non c'è 

 

Sotto la neve di Szvaby

Dimora il mio cuore 

Sepolto tra i rovi

Svuotato d'incanti

Campato di stenti

Racconta ai viandanti 

Come si spezzò 

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DEMONE DEL TARDI

(Parole: M. Andreoli - Musica: M. Andreoli/G. Di Maria)

Con gli occhi chiusi sul viavai di facce
Che fanno popolo nella mia stanza
Mi sento solo che è una bellezza
Quasi una vetta della mia via

Da tronco cavo, da nido senza sonno
Viene e non viene,chiede di me
Da pianto perso che piange altrove
Viene e non viene, lui chiede di me

E a me dice il dottore che scimmie così verdi
Nei sogni del paese lui non ne ha viste mai…
Genio peloso! Demone del Tardi!
Che mi assecondi e dopo un po’ mi perdi

Portami adesso al castello corsaro
Dove il pianista ha un regalo perché
Suona la rumba di Donna Consuelo
Lei scende le scale,consola me

Le faccio posto sul mio tappeto
Che è più leggero da quando tu
Ti sei nascosta in fondo a un segreto
Ed hai deciso che non voli più

Ma a me dice il dottore che scimmie così verdi
Nei sogni del paese lui non ne ha viste mai
Genio peloso! Demone del Tardi!
Che mi somigli finchè non mi guardi

Portami adesso l’odore del ferro
Del rosmarino e del caucciù
Tutto il tuo cielo a che cosa mi serve
Se poi non riesco a tornare giù

E ancora scalcio per il mio gusto
In fondo il posto mi sembra adatto
Alla mia guerra,alla mia fame
Sono venuto per disturbare

Me lo dice il dottore che scimmie così verdi
Nei sogni del paese lui non ne ha viste mai.

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La Raccolta

data pubblicazione. 2018

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