
~Maler~



VAGABONDO D’ASBURGO
(Parole: M. Andreoli - Musica: M. Andreoli/G. Di Maria)
C’era una volta
Vienna la bella
Ancora un ballo
Poi svanirà
Di là dal sogno
Rimbomba già il nulla
Era d’argilla
L’eternità
E calano sul Danubio
Le nuvole del Diluvio
Si sbriciola il mondo di ieri
Reduci, profughi
Ombre di uomini
Ecco la modernità
Ma tu che farai
Vagabondo d’Asburgo
Il tuo cielo è vuoto ormai
Senza Dio, né impero
E’ polvere di favole
Quella che hai sulle dita
Incendiala, raccontala
Fai finta che sia la vita
Dov’è la Patria
Dei senza patria?
Tra piombo e fango
Sprofonda ma
A ricordarlo
Ogni coccio è cristallo
Non barattarlo
In te vivrà
Si spengono le candele
Nel vento voci di neve
Ti dicono: “E’ tempo di andare”
E’ l’inquietudine
Che ti fa nomade
Su una via all’indietro
E’ polvere di favole
Quella che hai sulle dita
Nascondila, proteggila
Da questa pioggia infinita
E’ polvere di favole
Quella che hai sulle dita
Incendiala, raccontala
Fai finta che sia la vita
E’ polvere di polvere
Di polvere…
COME TAITTINGER
(Parole: M. Andreoli - Musica: M. Andreoli/G. Di Maria)
Vuoto e annoiato
Come Taittinger
Sottotenente
Fatto di niente
Cieco ad ogni presagio
Che oscura il mattino
Sazio nel privilegio
Assuefatto al declino
Non uno stinco
Di soldatino
Baffi in su
E non ci pensa più
Ma questa vita è una Sfinge
Non grazia chi fugge
Lo sfascia dov'è
Hanno suonato l'allarme
Svegliate Taittinger
Spari a Sarajevo
Cade giù il cielo
Nevica
Piombo sul mondo
Brucia Schönbrunn
Lascia un'immagine di sé
Tutto è inghiottito
Dal mare del tempo
Nell'eterno inverno
Dei draghi e dei re
Quanto è avvenente
Oggi Taittinger
Nessuno al fronte
È più elegante
Volteggia l'uniforme
Tra i corpi straziati
Ebbro di giravolte
Consola i feriti
Danzando il walzer
Degli infelici
Fiume blu
Ma cosa ne sai tu?
Nelle caserme d'Oriente
Si beve e si langue
Fin quando non c'è
Nell'aria odore di sangue
La fine che splende
Spari a Sarajevo
Cade giù il cielo
Nevica
Piombo sul mondo
Brucia Schönbrunn
Lascia un'immagine di sé
Vanno al disastro
Nel sole al tramonto
Soldati di stagno
Per l’autodafè
Malinconicamente
Marciando per ore
Malinconicamente
Ingoiando il terrore
Malinconicamente
Per l'Imperatore
Malinconicamente
Come Taittinger
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COSA RIMANE DEL PRIMO AMORE
(Parole: M. Andreoli - Musica: M. Andreoli/G. Di Maria)
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Egli aveva per stella cometa
Una foto sbiadita, il ricordo di lei
La promessa che a guerra finita
Sarebbe fiorita la vita, ma poi
Lungo il viaggio per tornare a casa
Si accorse che il mondo non era più lì
E non c’era più strada, né sposa
Solo vento che spazza ogni cosa
Lei lo aveva creduto sepolto
Per sempre in un campo di neve laggiù
Dopo il pianto concesse ad un altro
Tutto il disincanto della gioventù
E sembrava persino felice
Fra calze velate e foulard di satin
La isolava da sé una parete
Fatta d’ombra e speranze fuggite
Cosa rimane del primo amore?
Tutto rimane, non finirà
Nelle vetrine dell’illusione
Tra le rovine della realtà
Immaginarlo, farne miraggio
O custodirlo come un gioiello
Senza indossarlo per non svelarlo
A quel macello che è la realtà
E passarono nuvole e inverni
Finché un pomeriggio alla sala da tè
Il destino li mise davanti
Con gli occhi negli occhi però accadde che
Pur specchiandosi l’una nell’altro
Non si riconobbero e finì così
L’Universo svanì in quell’istante
Ma nessuno dei due lo rincorse
Cosa rimane del primo amore?
Niente rimane, diventerà
Fiore sublime, gemma del cuore
Sogno che muore quando è realtà
Cosa rimane del primo amore?
Quel che rimane, non basterà
A riparare dalle intemperie
Tra le macerie della realtà
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ANDREAS PUM
(Parole: M. Andreoli - Musica: M. Andreoli/G. Di Maria)
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Se vuoi sapere di Andreas Pum
Perse una gamba in trincea...pum!
E per i vicoli
Suona la Lorelei
Piovono spiccioli
Dai davanzali
Umili oboli
Di madri e vedove
All'incantesimo
Dei generali
Tornando a casa una sera
Un bottegaio gli urlò
"Spostati, stupido
Genio del fingere!"
Lui reagì ruvido
Si andò alle mani
Tutto il contendere
Finì dal giudice
Che gli aprì un carcere
Di giorni uguali
Neri come cieli neri
Quant'era bello il reduce
Con l'organetto e l'asino
Zucchero sopra il panico
Un souvenir dal baratro
Quant'era grato il reduce
Croce di ferro al merito
Conciato da fenomeno
Specchietto per il popolo
Si dice in giro che Andreas Pum
In fondo agli occhi non sia più
​
Suddito docile
Ligio alle regole
Cova nell'intimo
Cupi rancori
Si guarda vivere
Fatto a coriandoli
Da un colpo d'obice
Mentre i signori
Fumano sigari al sole
Spacciano cloro e mortai
Dietro le maschere
La peste prospera
Con i suoi altari
Le sue istituzioni
Perfetta macchina
Lo Stato macina
Stritola, mastica
E ti sputa fuori
Fuori
Quant'era bello il reduce
Con l'organetto e l'asino
Zucchero sopra il panico
Un souvenir dal baratro
Quant'era grato il reduce
Croce di ferro al merito
Conciato da fenomeno
Specchietto per il popolo
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MONSIEUR ROTH
(Parole: M. Andreoli - Musica: M. Andreoli/G. Di Maria)
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Al tavolo d’un bistrot gli esuli
Ascoltano quello che tu
Hai visto sul fondo dei calici
Previsto una volta di più
Escono allodole dalle tue pagine
Fuggono via dalle mani che bruciano
I libri e l’anima in Piazza dell’Opera
Mentre la mente d’Europa capitola
Rotola…
Il secolo è aria che macera
Va in polvere l’Austria-Ungheria
Tramonta poi l’alba bolscevica
A sera era già borghesia
L’Italia ulula come una pecora
Berlino cova le uova di Satana
Non c’è un’America per chi precipita
Ed ogni cosa che tocchi si sgretola
Non tornerà…
C’est fini, Monsieur Roth
Ça serait fini avant sans l’alcool
Scriverai, non avrai
Altra patria che una melodia nel vento
Vienna, Leopoli
Impero e popoli
Luccica l’anice
Come una sciabola
Regala cognac e catastrofe
La notte all’Hotel de la Poste
E’ tela che il ragno sa tessere
E tu ci cammini da un po’
Che il Dio degli umili e dei girovaghi
Possa concederti prima di andartene
Un sogno semplice di pioggia e fragole
Come soltanto in Galizia puoi coglierne
C’est fini, Monsieur Roth
Laissez-moi vous offrir un Pernod
Qui non c’è più trincea
S’alza l’onda scompare un’idea
C’est fini, Monsieur Roth
Ça serait fini avant sans l’alcool
Riderai, mentirai
Quel che conta è la tua verità profonda
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MENUCHIM​
(Parole: M. Andreoli - Musica: M. Andreoli/G. Di Maria)
Oy vey Mendel!
Tremende vicende
Sulle sue spalle
La sorte scagliò
Non ha più
Figli e moglie
Preghiere in bestemmie
A chi glieli tolse
Si volge il suo grido:
"Dio dei potenti
Sbirro dei cieli
Schiacci gli inermi
Non hai
Pietà per gli umili
Fra i tuoi servi
Chiami reietti
Quelli che annienti
E non ti vergogni mai"
Ma mentre malediceva
Sentì una musica
E si stupì:
"Menuchim! Menuchim!
È un miracolo che tu sia qui
Dimmi chi, dimmi chi
Ti ha insegnato a suonare così
M'imbarcai senza te
Per l'America, non so perché
E oggi tu salvi me
Ascolta Israel".
Vecchio Mendel
Guardatelo gente
La gioia sorprende
L'infelicità
Cosa fa?
​
Ride, piange
Con gli occhi di Giobbe
E per chi ha orecchie
Racconta il prodigio:
"Il mio bambino
Solo e deriso
Preso per scemo
Non è
Andato incontro
A precoce morte
Ma sopra i tasti
Di un pianoforte
Si è ricordato di sé
E questa è la sua canzone
Per chi non crede
Che mi guarì
Menuchim! Menuchim!
È un miracolo che tu sia qui
Dimmi chi, dimmi chi
Ti ha insegnato a suonare così
M'imbarcai senza te
Per l'America, non so perché
E oggi tu salvi me
Menuchim! Menuchim!”
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PADRE
(Parole: M. Andreoli - Musica: M. Andreoli/G. Di Maria)
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Padre, chi ti ha rapito?
Dicono il diavolo
Dicono che
L’ombra del corvo
Ha inghiottito
Il tuo passo ubriaco
Il cappello, il gilet
E un bacio per me
Io però ti ho immaginato
E un po’ sei esistito
Nella fantasia
Ti ho disegnato
Vestito da rebbe
Da ulano, da mendico
E spia
Padre, la verità
E’ un vuoto
Ma l’ho riempito
Con mille bugie
Bugie, bugie
Bugie d’amore
Sei uno e sei moltitudine
Di volti che mi parlano
E ognuno è storia da scrivere
E’ il padre che non sei
A chi mi chiede
Di te racconto
Fiabe rubate
Al finimondo
Ti cambio giacca
Occhi, basette
Fino a chiamarti
Francesco Giuseppe
Lo so che fa un po’ ridere
Però non piangerò
Quante gioie m’hai dato
Non ero nato che
Già nella scia
Di un nero addio
Vidi esplodere
In cielo la stella
Della nostalgia
Era magia
Nuvole sul foglio bianco
In attesa del lampo
Che ti inventerà
Di volta in volta
Scaccino, cosacco
Mercante di libri
E pascià
Padre, cavalco
Nel vuoto
Ma l’ho riempito
Con parole mie
Col mio mestiere
Sei uno e sei moltitudine
Di sogni che confondono
E ognuno è un viaggio da vivere
E’ il padre che non sei
Ognuno è storia da scrivere
E io la scriverò
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IL MERCANTE DI CORALLI
(Parole: M. Andreoli - Musica: M. Andreoli/G. Di Maria)
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Nissen Piczenik vende coralli
Però il mare non l’ha visto mai
Vive dove gli inverni son lunghi
Sui vetri cristalli e nel cuore un viavai
Di pensieri caduti dai rami fatati
Che arrivano a casse da Odessa e Trieste
Il mercante accarezza ombre di onde
Nell’anima del cinabro
C’è un altro cielo
Laggiù, laggiù
All’improvviso
Esplode il blu
L’eterno illeso
E’ chi va nel mistero
Ne coglie un respiro
E non lo scorda più
Senza una lettera
Domani se ne andrà
Fino a sé stesso
Nell’abisso
Chiedigli come sta
Nissen Piczenik sogna gioielli
Palpitanti sui fondali bui
Vede pesci guizzare tra i campi
S’immagina oceani allagare i rosai
E’ sparito dal mondo, si dice sia giunto
Nel porto di Amburgo o San Pietroburgo
A cercare sul fondo, là nel profondo
La luce di un candelabro
C’è un altro cielo
Laggiù, laggiù
All’improvviso
Esplode il blu
Si squarcia il velo
Né peso, né dono
In ogni sospiro
La vita è un Dibbuk
Un altro cielo
All’improvviso
Un altro cielo
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LA NEVE DI SZVABY
(Parole: M. Andreoli - Musica: M. Andreoli/G. Di Maria)
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Ti racconto di lei
Che rapì i giorni miei
Sai, la chiamavano
Euphemia Nikic
Ma chi fosse lei
Non l'ho capito mai
Seppi soltanto
Caderle ai piedi
Nel tintinnio
Dei suoi monili
Andò in frantumi
Ogni memoria di me
Lo so io
Quanto m'illusi
Se non mi credi
Chiedi alla neve di Szvaby
Che vide i miei sogni
Impigliarsi tra i rami
Beccati dai corvi
Mangiati dai cani
Traditi a silenzi
Dall'amore mio
La baciai, mi baciò
Una sera però
C'era bufera
Nei suoi pensieri
E senza un perché
Mi derubò di sé
Disse: "Appartengo
Ai miei desideri"
Gli occhi di Dio
Erano chiusi
Quando mi arresi
Casa mia
Era l'osteria
E fu oblio
D'alcool a fiumi
Tu cosa bevi?
Chiedi alla neve di Szvaby
Che ascolta le storie
Dei morti e dei vivi
Custode di tutti
I più neri sospiri
Lei sola sa quanto
Amai l'amore mio
Il mondo è ghiaccio
Io solo un pagliaccio
Disteso sul manto bianco
Guardavo in alto
Oltre le stelle
Fredde davanti
Al mio sgomento
Lampo!
In un momento
Il cielo è spento
Nel buio immenso
Andavo dritto
All'altro mondo
Allora sì
Fu chiaro che
Su questa terra
Un barlume di vero
Non c'è
Sotto la neve di Szvaby
Dimora il mio cuore
Sepolto tra i rovi
Svuotato d'incanti
Campato di stenti
Racconta ai viandanti
Come si spezzò
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LETTERA A STEFAN ZWEIG
(Parole: M. Andreoli - Musica: M. Andreoli/G. Di Maria)
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Signor Zweig, su di noi
Stan volando avvoltoi
D’ora in poi siamo ebrei
Mi sorprende che lei
Creda ancora ci sia
Qui all’inferno una via
Di speranza e pietà
Apra gli occhi e vedrà
Peste nel cuore dei popoli
Popoli come trofei
E un bene che rende complici
Dei fottuti maiali del Reich
Signor Zweig, gli Europei
Non faranno gli eroi
Hanno cari i granai
Non si immischiano mai
Fanno affari con chi
Ci tormenta così
Non c’è un cazzo di idea
Conta l’argenteria
Sfilano bande di demoni
Iene affamate d’oblio
Un imbianchino ha le redini
Ma qui tutti lo chiamano Dio
L’uomo è una belva
Mangia merda
Non si salva
Voglio una guerra
Che distrugga
L’industria del Sieg Heil
Ho visto il Male, si chiama Nazione
Divora i Giusti, la feccia al potere
Cancella gesti, millenni e parole
In una notte sola
​
Vanno in frantumi cristalli e preghiere
Ancora un po’ e non c’è niente da bere
Umanità senza umanità
Signor Zweig , non è a Est
Il rifugio per me
Proletari in corteo
Il più astuto è un babbeo
Porci burattinai
Burattini operai
Brucia già l’Aldilà
E il burocrate è Zar
Credo soltanto ai miracoli
Ma non ne accadono più
Per il disgusto degli angeli
Perché non c’è una luce quaggiù
L’uomo è una belva
Mangia merda
Non si salva
Sopra la Terra
Regna eterna
L’ombra dei macellai
Sopra la Terra regna eterna
L’ombra dei macellai
L’industria del Sieg Heil
Stia con me Signor Zweig
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FRIEDL
(Parole: M. Andreoli - Musica: M. Andreoli/G. Di Maria)
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È colpa mia
La verità
È che io non sono qui
Mi porta via
Un vento che
Mi manda a fondo e così
Cammino il mondo
Da eterno straniero
Patriota d'hotel
Non è il mio Dio l'amor
Mi chiama a sé
La cenere
Di un sogno, lo pagherò
Lasciando te
Fra tenebre
Che rischiarare non so
E mentre ti inghiotte il buio
Io abbaio seduto a un caffé
Dannato me
Friedl, Friedl
Stella di neve
Meine Liebe
Scheggia di ghiaccio
Nel cuore l'eco
Delle tue accuse
Specchio cieco
Quante speranze deluse
Dov'è il sole?
Vengo dal Caos
Vado nel Caos
Ad ogni passo cadrò
Ultimo clown
Di un'epoca
Che fa di tutto un falò
Raccolgo braci di ieri
Non vedi? Io sto sulla via
Perduto e così sia
È tutta mia
La crudeltà
Non si divide a metà
Domani sì
Ti salverò
Ma intanto adesso non ho
Parole per fare a pezzi
I fantasmi che gridano in te
Cercano me
Friedl, Friedl
È muto il cielo
Kleine Schwalbe
Vuoto silenzio
Nel cuore l'eco
Delle tue accuse
Specchio cieco
Viene la sera
Un'ombra nera
Domanda il conto
Al ricordo
Ti vedo ancora
Parli da sola
In una stanza d'albergo
Non c'è ritorno
Non spunterà il giorno
Se è falso il peso
Vero è il dolore
Friedl, Friedl
Kleine Schwalbe
Friedl Friedl
Non è il mio Dio
L'amor
​
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SVANIRA'
(Parole: M. Andreoli – Musica: M. Andreoli/G. Di Maria)
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Questa è una lettera
Che non ti ho scritto mai
Sai ti volevo
Parlare di chi
Consola già da un po’
Le notti perfide
Quando le ombre
Mi trovano qui
Lei non le scaccia
Però mi abbraccia
Mi vuole bene così
A volte aggiusta
La mia cravatta
Beve con me un elisir
Mi piace vivere
Con Madame Manga Bell
Moglie di un principe
Del Camerun
Non lo sopporta più
Ama soltanto me
Ma non temere
Vedrai, prima o poi
Tutto sprofonda
Diventa nebbia
Nello sfacelo
Di un sogno che
Svanirà, finirà
Come ogni rosa che sfioro
Sì, ma sarà
Questo il mio capolavoro
Ti salverà
La mia disfatta, lo giuro
Libererà te dall’inferno
Darò me in cambio
E Madame Manga Bell
Non capirà perché
D’un tratto non avrò
Baci per lei
Debito d’anima
Dice la Cabala
Che se mi perdo
Ti ritroverai
Pagherò il conto
Andando a fondo
E ogni tua infelicità
Svanirà, finirà
Perché l’amore è un mistero
E poi, chissà, forse guarirai davvero
La verità da qui noi non la vediamo
Vado di là, scordami spesso
Specie al tramonto
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OSTENDA
(Parole: M. Andreoli - Musica: M. Andreoli/G. Di Maria)
Qui si chiedono perché
Un bel fiore come te
Voglia vivere un po'
Del mio vivere che
Non è vivere ma
Bere e scrivere per
Sopravvivere un'ora di più
A questa estate
Che ostenta fragranza
Non ho passeggiate
Da offrirti mi avanza
Un po' d'esistenza
Randagia e dispersa
Non farne poesia
Il mare di Ostenda
Acqua bugiarda
Che se ti bagna
Diventi sabbia
Meglio una stanza
La tua vestaglia
Appesa al filo
Dell'incoscienza
Resta ancora un po'
Nella mia testa, qui
Finché la tua pelle dice sì
È un futuro che non c'è
Quello che ho da dare a te
Se vorrai tuttavia
A ogni sorso vedrai
Che il mio vizio è virtù
E l'inchiostro la via
Per resistere un'ora di più
​
Alle lusinghe dell'indifferenza
Famiglie in vacanza
Dal mondo che affonda
Si sa, l’abbondanza
Fa l’anima sorda
Invece noi due
Abbiamo scelto
Il delirio e la grazia
Però tu fai in tempo
A fuggire, ragazza,
Si accomodi, prego,
Mai prima di lei
Il mare di Ostenda
Acqua che inganna
Dietro la tenda
Il sole abbaglia
Voglio penombra
Vera e profonda
Come il tuo sguardo
Che mi domanda:
"Quanto manca al buio?"
La risposta è
Nei miei occhi stanchi
Dove annegano gli incanti
Cieli infranti
In cui tu non ti specchierai
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MU
(Parole: M. Andreoli - Musica: M. Andreoli/G. Di Maria)
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Osterie della frontiera
Accoglietelo stasera
Acquavite lo consola
Non gli dite che è già ora
Di riprendere la fuga
Senza fine, senza resa
Ha lottato contro il male
Deve riposare un po’
I legittimisti asburgici
Sopra il feretro hanno steso
La maestà di sette secoli
In un drappo giallo-nero
Ma una pioggia di garofani
Ricorda che il destino
Come un fiore ha cento petali
Si sfogliano a capitoli
E’ sbronzo Mu, cattivo Mu
Ne va fiero
E’ in gamba Mu, t’inganna Mu
Dice il vero
Per aspra via s’incamminò
Al richiamo
Non si voltò
Anarchico, monarchico
Ebreo, cattolico
Nemico d’ogni idolo
Ribelle alcolico
Ultimo zingaro
Principe degli orfani
Aveva in tasca un grido
Cadendo lo scagliò
E’ volato stamattina
Da una gabbia parigina
Ora è rondine nel cielo
Di periferie d’Impero
Torna a casa, sì, ma dove
Se da sempre casa è altrove
Ed è una benedizione
Non avere un nido mai
Un agguato dello Slivoviz
Ed è andato giù disteso
Non rubategli battesimi
Non spartitevi il suo peso
Alla fine dei miracoli
Rimangono parole
Come calci nello spirito
All’epoca dei pavidi
E’ sbronzo Mu, cattivo Mu
Ne va fiero
E’ in gamba Mu, t’inganna Mu
Dice il vero
Per aspra via s’incamminò
Al richiamo
Non si voltò, non esitò
Disse di no
​
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LUCE
(Parole: M. Andreoli - Musica: M. Andreoli/G. Di Maria)
Tramonta l'Occidente
Il sacro niente
In questa sera
Di roghi accesa
Una preghiera
Attraversa l'orizzonte
Arriva fino al cielo
Intanto sotto un ponte
Vive Andreas
Vuole pagare
Perché un debito
È un onore
Conta i cocci
Di un bicchiere
Ha negli occhi te
Anima volerai
Fino a lui
Gli dirai
Che era un gioco del dolore
Quel destino senza strade
Luce bagna il Lungosenna
Cade, va per terra
Il bevitore sogna
Un giorno di festa
Viole, vento e baci sulle labbra
A volte basta poco
Un solo errore
E tutto frana
Senza rumore
Ci si ripara
In tane di fortuna
Fra stracci d'esistenza
E carezze nessuna
Ma è venuto
Al fiume un santo
Con in tasca
Qualche franco
Per Andreas
Che va cercando
Immagini di te
Anima tu sarai
Lì con lui
Gli dirai
Che una fine così lieve
Non a tutti si concede
Luce bagna il Lungosenna
Cade, va per terra
Il bevitore sogna
Un giorno di festa
Viole, vento e baci sulle labbra
Luce...luce
Luce...luce
​
​​
​
​
Mu
data pubblicazione. 2018



